In ogni epoca e in ogni cultura il desiderio di benessere fisico e psichico è stato una costante che ha accompagnato il cammino dell’uomo. Allo stesso modo in cui la società si è evoluta e gli orizzonti socio-economici si sono diversificati, anche la necessità di abbattere i propri stati tensionali è andata incontro allo sviluppo di tecniche e strategie che hanno caratterizzato civiltà differenti. Lo stesso livello tecnologico raggiunto da popolazioni che abitano certe regioni del mondo ha permesso di poter indagare con occhio scientificamente orientato ciò che era oggetto del sapere popolare o di pratiche spirituali importate attraverso i flussi migratori o gli studi etnografici e antropologici, così da poter definire, attraverso un linguaggio fisiologico e neuromuscolare, gli effetti che le tecniche di rilassamento e le pratiche meditative hanno sul nostro organismo.

Ma a prescindere dall’aspetto tecnico che le diverse pratiche hanno tramandato e tralasciando le derive psicologiche che certi disturbi rappresentano nell’intento di alleviare le irrequietezze dell’animo umano, è possibile individuare come comuni denominatori la volontà di liberarsi da condizioni debilitanti di sovrastimolazione e conseguire un’adeguata distensione psicofisica che accompagni il vivere nella società contemporanea. È stata proprio la frenesia della vita moderna a dare un valore sempre più consistente, anche nel linguaggio quotidiano, ai concetti di “stress” e di “relax”. Pieron, nel 1973, ha tentato di dare una prima definizione di “rilassamento”, come una posizione comoda caratterizzata da immobilità, ipotonia muscolare e passività mentale. Secondo altre definizioni il rilassamento è una diminuzione della tensione psicologica provocata da ansia, emozione e lavoro intellettuale.

Diverse definizioni conducono in ogni caso a un unico concetto che vede il rilassamento come una condizione di opposizione all’ansia o allo stress. Gli stessi circuiti dello stress filogeneticamente antichi che hanno provveduto a salvaguardare la vita degli esseri umani in ere lontane, oggi, in una società che per sussistere e per garantire la sopravvivenza vede la stretta convivenza di esseri umani all’interno di orizzonti sociali urbani e produttivi scanditi da norme e regole, sono diventati una risposta corrosiva della salute a fronte di tensioni lavorative, impellenze, consumi eccessivi e ansie di ogni genere. Ciò giustifica l’importanza che oggi viene data alle tecniche di rilassamento. Queste si possono configurare come metodi indispensabili per superare conflitti, insoddisfazioni emotive, sensazioni di debolezza e stanchezza, ma anche per neutralizzare gli aspetti, più prettamente fisiologici, originati da continue elicitazioni del sistema nervoso come disordini ritmici cardio-respiratori. Ciò che può risultare compromessa è anche la semplice gestualità della vita quotidiana, ovvero la mobilità che accompagna i semplici movimenti e le azioni che scandiscono i tempi della nostra vita domestica o produttiva, anche quando queste ultime sono caratterizzate da una costante ripetitività. Allo stesso modo anche la consapevolezza dei propri ritmi biologici, cadenzati dal cuore e dal respiro, può risultare compromessa, in quanto gli stati nevrotici portano a offuscare la percezione (quando non a dimenticare l’esistenza) di questi due orologi del benessere che chiedono di essere costantemente ascoltati e, nel caso, regolati. I processi di rilassamento consentono, di contro, di riconoscere gradualmente e riappropriarsi del proprio schema corporeo (a livello di muscolatura liscia e striata), acquisendo consapevolezza dei singoli gesti, troppo spesso “induriti” nella loro esecuzione, nella gestione dello spazio intorno a sé. La condizione di benessere non deve, però, essere concepita in un’ottica polare di tensione-rilassamento, in quanto “tensione e distensione”, dice Karl Jaspers, “formano una polarità presente in tutti gli aspetti della vita, dal biologico, fin nell’anima e nello spirito”. Jaspers sostiene che la salute non sia identificabile né con la contrattura, né con il collasso e che “nello spirito esiste contrazione e debolezza, ostinatezza e instabilità, ma anche la volontà chiara e aperta non cade in queste contraddizioni. Dalla polarità di tensione e rilassamento nasce il moto che, o degenera, sia nella contrattura sia nel rilasciamento, o conduce, attraverso la sintesi di tensione e successivo rilassamento, a una nuova tensione contrattiva”. Lo stesso Schultz afferma che “la vita richiede polarità […]: alto grado di tensione per la realtà e la combattività da una parte, profonda distensione sgorgante dall’interno, dall’altra”, ma il fatto che, nonostante ciò, venga conferita grande attenzione solo alla terapia distensiva e mai a quella tensiva è la cartina tornasole dell’epoca in cui stiamo vivendo (Hoffmann, 1980). I risultati conseguibili sono validi non solo sull’orizzonte strumentale della mimica, ma anche sul versante neurofisiologico in quanto permettono di ristabilire un dialogo tra la mente e il corpo che la cultura e la medicina occidentale hanno scisso in due entità separate. Ecco che il corpo può modificarsi, e passare da luogo “di sintomi” a quello “di sensazioni”, oltre che a luogo di ascolto dei propri ritmi vitali. Ciononostante può essere utile, per comprendere più a fondo le modificazioni a livello muscolare e fisiologico, fare riferimento alle strutture del sistema nervoso umano. Quest’ultimo si divide in due principali apparati: quello sensomotorio, che ha il compito di trasmettere le informazioni sensoriali al cervello oltre agli impulsi motori volontari verso i muscoli scheletrici, e il sistema vegetativo, che controlla la regolazione nervosa degli organi e lavora indipendentemente e al di sotto del livello cosciente (motivo per cui è chiamato anche sistema nervoso autonomo). Si tratta comunque di un’indipendenza relativa in quanto è possibile sperimentare gli effetti prodotti dalle emozioni e dagli stati d’animo (coscienti) sulle funzioni vegetative. Il sistema vegetativo si divide, a sua volta, in sistema simpatico, rivolto all’attività e quindi con funzioni ergotropiche, e parasimpatico, attivo nei processi di rigenerazione, pertanto trofotropico. Questi due sistemi innervano entrambi ogni organo e i disturbi vegetativi funzionali riguardano sempre ambedue i sistemi e sono prodotti sempre da una combinazione di sintomi appartenenti a tutti e due i gruppi. Alterazioni inadeguate del tono conducono spesso a uno stato di “distonia vegetativa” che, altrettanto spesso, si può collegare a uno stato di instabilità emotiva. Tale stato distonico si può “ricalibrare” solo attraverso un accurato allenamento a lunga scadenza che possa riportare l’organismo a un adeguato livello di eutonia. L’applicazione costante delle tecniche di rilassamento porta all’eliminazione dei disturbi vegetativi, prima ancora che possano insorgere o manifestarsi in forme più leggere.

Nella comprensione dei processi interni relativi alle tecniche di rilassamento, è significativo, in prima istanza, il funzionamento della formazione reticolare. Questa si articola attraverso l’intero tronco cerebrale, come proseguimento dei tratti ascendenti nel midollo spinale, fino alla parte posteriore dell’ipotalamo. Questo sistema è definito “sistema di attivazione ascendente reticolare” e riceve impulsi da tutte le vie che convergono su di esso, da quelle sensitive e sensoriali, piramidali ed extrapiramidali, dal cervello e dal cervelletto. La stimolazione di questa sostanza, nella fattispecie attraverso le vie neuronali implicate nella decodifica dei segnali provenienti dai cinque sensi, porta l’individuo a essere pronto e vigile. “Ogni organo di senso risulta collegato a un’area specifica e peculiare della corteccia cerebrale, attraverso una via che si estende lungo il midollo spinale; da tale via partono anche varie ramificazioni verso il sistema reticolare, dal quale viene attivato l’intero cervello; la corteccia, quindi, viene posta in uno stato di allerta generale, per cui, quando lo stimolo specifico giunge all’area corticale appropriata, il cervello risulta in grado di identificarlo e di dar luogo alle specifiche sensazioni visive, acustiche, tattili ecc. L’eventuale assenza, o forte diminuzione, di stimoli esterni, connessa a un stato di quiete dell’individuo, conduce a una riduzione dell’attività del sistema reticolare e, conseguentemente, del tono generale del sistema nervoso” (Brancaleone, 2010). È possibile quindi attuare una disattivazione reticolare attraverso lo smorzamento di stimoli fisici ed esterni, ad esempio con una camera buia, o dall’illuminazione estremamente fioca, una bassa rumorosità, una postura rilassata e una diminuzione del tono muscolare. Tra gli effetti di questi è da ascrivere anche le dilatazione della carotide, con il conseguente stiramento del seno carotideo, che porta a un’improvvisa disattivazione del sistema reticolare; anche gli impulsi provenienti dalle aree inibitorie della corteccia hanno un effetto disattivante, così come gli intensi collegamenti trasversali con i nuclei ipotalamici. Si tratta quindi di una disattivazione condizionata. Questa definizione rimanda, ovviamente, ai processi fisiologici del condizionamento e agli studi sull’apprendimento già condotti da Pavlov più di un secolo or sono. Tali analisi poggiano sul concetto di “associazione”, secondo la quale “per apprendere è necessaria la memoria. La ricerca di un contenuto della memoria è facilitata se ci ricordiamo delle impressioni che si trovano in un rapporto di somiglianza, di contrasto o di vicinanza spaziale e temporale (contiguità) con ciò che cerchiamo. A queste tre leggi primarie dell’associazione sono state aggiunte più tardi le leggi secondarie. Queste riguardano: la durata dell’impressione originaria, la sua vivacità, la frequenza delle sue ripetizioni, il tempo trascorso dall’impressione al momento attuale, la mancanza di altre impressioni concorrenti, le differenze costituzionali tra i vari soggetti che ricevono l’impressione, come anche il loro stato d’animo, le loro condizioni fisiche e le loro abitudini di vita” (Hoffmann, 1980). E’ più facile comprendere, secondo questa prospettiva, quanto la funzionalità delle tecniche di rilassamento poggi sugli stessi circuiti cerebrali che favoriscono la condizione fisiologica del sonno.

In seconda istanza è opportuno prendere in considerazione un ulteriore complesso strutturale, le vie propriocettive. Esse sono vie di comunicazione dirette alle strutture superiori del sistema nervoso che, grazie all’attività dei recettori cinestetici posizionati in profondità nell’epidermide, comunicano informazioni sensoriali e permettono la consapevolezza delle tensioni muscolari e del rilassamento. “Le informazioni propriocettive risalgono internamente ai nervi rachidiani seguendo due distinte vie: una incosciente, dal punto di partenza tendinea e muscolare e si proietta a livello del cervelletto, l’altra cosciente, a partenza articolare si proietta fino alla corteccia cerebrale […] queste informazioni propriocettive si mettono poi in relazione con i dati tattili visivi e uditivi e ciò corrisponde all’immagine mentale del corpo” (Simonetta, 2013).

L’intero “ensemble informativo” è quindi dato da due specifici apparati comunicatori: gli esterocettori, che hanno il compito di informare le strutture cerebrali in merito alle informazioni relative all’ambiente esterno e gli interocettori, la cui funzione è quella di informare il cervello relativamente ai dati provenienti dai nostri organi interni. “Il rilassamento muscolare […] risulta efficace nel provocare una tipica diminuzione dei dati propriocettivi. Gellhorn ha dimostrato che la semplice riduzione dei dati propriocettivi fa diminuire parecchio: 1) la prontezza a erispondere dell’ipotalamo in senso ergotropo, e 2) le scariche ipotalamo corticali, per cui è da ritenere che anche il rilassamento muscolarecostituisce un fattore di riequilibriotra sistema ergotropo e trofotropo” (Brancaleone, 2010)

Torna in questo processo l’importanza della formazione reticolare, all’interno della quale si irradiano gli stimoli che attraverso fasci neurali diversificati, permettono un’auto-stimolazione della formazione stessa. Da questa, gli eccitamenti vengono indirizzati al sistema limbico, all’interno del quale si crea una sintonia tra stimolo emotivo e vegetativo e anche verso aree diverse della corteccia di entrambi i lati. Così facendo la soglia di eccitazione neuronale viene aumentata, motivo per il quale, durante una compiuta azione di rilassamento è possibile vivere una profonda sedazione da parte di agenti esterni.

BIBLIOGRAFIA

L’esame del movimento. L’approccio psicomotorio neurofunzionale (Elena Simonetta, 2014)

Manuale di training autogeno (Bernt H. Hoffmann, 1980)

Metodi e tecniche di rilassamento motorio-muscolari (Guido Pesci, 2007)

TBA: terapia bionomico-autogena. Fondamenti, principi, tecniche e applicazioni (Brancaleone, 2010)