Il training autogeno è una tecnica psicofisica “di apprendimento che ha la capacità di modificare funzioni corporee. Esso consente di realizzare una commutazione ipnotica, che si sviluppa grazie alla graduale limitazione delle percezioni sensoriali del mondo esterno, dell’immobilizzazione, della sistematica distensione e consente di realizzare una cosciente conversione nell’interiorità del nostro mondo fisico e psichico” (Masi, Galli, 2012). Luthe definiva il fattore chiave del training autogeno come una “modificazione autoindotta delle relazioni cortico-diencefaliche che mette in grado forze naturali di recuperare la capacità di normalizzazione regolatoria trofotropicamente orientata”. È fondata sui principi della:

commutazione: stato di attività senso motoria-basale dato dalla disattivazione dei nuclei dell’ipotalamo posteriore (posteriore dorsale e ventrale) che hanno funzioni ergotropiche e sono collegate al sistema simpatico e progressiva attivazione dei nuclei dell’ipotalamo anteriore (ottico, preottico e paraventricolare) con funzioni trofotropiche e collegate al parasimpatico. Il processo alla base della dissociazione è un programma già strutturato nel nostro cervello che porta il corpo a diventare fonte di sensazioni.

Ideoplasia: capacità di un elemento mentale di produrre reali modificazioni somatiche grazie alla facoltà delle molecole messaggero (endorfine) di portare in periferia i segnali dello stesso “segno”, cosicché da un’idea possa partire una vera e propria ristrutturazione della mente.

Concentrazione psichica passiva: considerata da Giorda un’aporia nel senso di contraddizione in termini. Va quindi sostituita concettualmente con il termine di contemplazione, ovvero con un’osservazione autodistanziata e serena della propria corporeità con disponibilità ad accogliere gli stimoli in uno stato di totale passività, che rappresenta l’ambito originario della presenza umana. Essa consente di generare una globale condizione anti-stress, ovvero quel fenomeno con connotazioni fisiche per cui una stimolazione esterna troppo intensa, e la conseguente esagerata richiesta di risposte dall’organismo, porta a un’alterazione dell’ordine biologico naturale. Le conseguenze principali di un tale stato di attivazione sono parametri neurovegetativi e ritmi biologici che si squilibrano e che portano a un affaticamento innaturale, iperproduzione di cortisolo che porta alla gliconeogenesi (le proteine si trasformano in zuccheri) e a un indebolimento dei fattori immunitari per l’abbassamento delle citochine, oltre che a una scarsa capacità concentrativa e a una memoria labile.

Gli effetti del training autogeno sono riscontrabili su diversi livelli:

Mentale → il T.A. permette un potenziamento delle strutture cognitive come la memoria (storica/evocativa o a breve termine), miglioramento della resistenza nel lavoro mentale e miglioramento della capacità di attenzione e concentrazione. L’attenzione passiva del training autogeno si trasforma, nella vita quotidiana, nell’incremento di attenzione attiva.

Psicologico → il T.A. consente, grazie a un riequilibrio tra sistema simpatico e parasimpatico, permette l’interruzione del circuito dell’ansia, con un effetto simile a quello delle benzodiazepine (per effetto dell’attivazione dei recettori con effetti inibitori). Ne consegue una distensione del circuito del sistema nervoso, oltre a un effetto di “euforia da distensione autoctona” (con il risveglio dei centri del piacere). Vi è poi un innalzamento dei livelli di dopamina che negli stati nevrotici vissuti con sofferenza subiscono un brusco abbassamento. Il T.A. permette così di ristabilire un’alleanza con il piacere: un allontanamento da quest’ultimo ci porta infatti a sviluppare malattie psicosomatiche e disturbi psichici, mentre sul versante opposto, un eccesso di euforia porterebbe a una sovrapproduzione di dopamina con una sovreccitazione del nucleo accumbens e stati di dipendenza. Il training autogeno permette quindi di essere alleati con il piacere nel giusto livello. Altri importanti effetti sul piano psicologico sono una maggiore autoconsapevolezza sul piano delle emozioni, dei pensieri e dell’immaginazione, un miglior autocontrollo sulle spinte impulsive, un miglior autodistanziamento psichico e una miglior capacità di stabilire relazioni umane.

Fisiologico → il T.A. permette un recupero delle energie disperse e un’accresciuta capacità di rigenerazione cellulare. Il rapido reintegro di energie attinge a memorie somatiche profonde che ripercorrono l’evoluzione della specie (in quanto rapidi recuperi erano necessari per fronteggiare numerosi pericoli). A livello del sistema neurovegetativo si assiste a una rimessa in linea del circolo cardiaco, digerente e respiratorio, una ripresa dei bioritmi naturali e a un metabolismo che riacquista un normale funzionamento. A livello del sistema neuroendocrino assistiamo a una produzione di ormoni strettamente necessari e a un abbassamento dei livelli di cortisolo, mentre in merito al sistema immunitario riscontriamo un ottimale livello di efficienza e un’alta produzione di endorfine che portano l’organismo a permanere in una condizione di quiete piena di appagamento. Questa condizione è un sentimento primario che rimanda alla vita intrauterina e torna a essere ri-ospitata nella coscienza, costituendo la via privilegiata per uscire dalle nevrosi.

Si può quindi asserire che attraverso il training autogeno vengono attivate forze naturali che svolgono una funzione riparativa attraverso il recupero delle energie consumate e attraverso il rinforzo di protezioni endogene contro i danneggiamento dovuti allo stress.

BIBLIOGRAFIA

Psicoterapia autogena a orientamento analitico e interpretazione neurofisiologica. Masi, Galli, 2012