“Cos’è in realtà lo stress? Lo stress non è altro che la capacità del nostro organismo di adattarsi alle richieste di cambiamento che provengono dall’ambiente, in modo da raggiungere un equilibrio migliore. Secondo Hans Selye, il padre della ricerca sullo stress, ciò rappresenta l’essenza stessa della vita” (Nardone, Milanese, Milanese, 2018). Il circuito dello stress, a livello fisiologico, potrebbe essere così “schematizzato”: uno stimolo emotivo raggiunge il talamo sensoriale che, a sua volta, invia due segnali distinti, uno alla corteccia sensoriale e uno all’amigdala. Anche la corteccia sensoriale invia due segnali: uno alla corteccia transizionale e un altro all’amigdala. La corteccia transizionale, una volta elicitata, invia altri due segnali, uno all’amigdala e uno all’ippocampo. L’amigdala, così sovreccitata dai segnali ricevuti, invia messaggi di attivazione all’ipotalamo che rilascia l’ormone di rilascio della corticotropina. A sua volta questo, una volta raggiunta la ghiandola pituitaria rilascia ACTH (la corticotropina, per l’appunto) che va a stimolare la produzione di cortisolo da parte della corteccia surrenale. “Ogni agente stressante tende a stimolare il sistema reticolare, il quale influenza l’ipotalamo a secernere CRF, che agendo sull’ipofisi anteriore attiva la produzione di ACTH” (Brancaleone, 2010). A sua volta il cortisolo torna a stimolare l’amigdala che, in un processo “a cascata” continua ad attivare l’ipotalamo e il corso continua. Lo stesso cortisolo, però va a stimolare anche l’ippocampo che, a differenza dell’amigdala, invia segnali di “sedazione” cercando di ridurre l’influenza dell’ipotalamo. L’intero processo è dominato quindi dalla diade attivazione-sedazione che vede rispettivamente nell’amigdala e nell’ippocampo le due strutture contendenti (Masi, Galli, 2013).
E’ facile, dunque, comprendere come un evento stressante, che non si riduca nell’immediatezza del suo presentarsi a un individuo, ma sia caratterizzato dalla permanenza (sotto forma di presenza o di pensiero costante e quotidiano) favorisca la ripetizione di tale ciclo.
Ma come questo processo, espresso in poche righe, può essere inserito nei processi di vita quotidiani? Quali sono i prodromi che portano alla progressiva attivazione del circuito dello stress? Ma, anzitutto, come si può definire lo stimolo emotivo che origina il processo? Questo può essere concepito come ciò che porta a una sovreccitazione da parte delle nostre strutture nervose e, in particolar modo di quelle legate alle risposte emotive. In riferimento alla teoria cognitivo-attivazionale di Schachter e Singer, l’emozione prevede una componente fisiologica, data dall’attivazione diffusa dell’organismo, e una componente psicologica, che consiste nel percepire lo stato di attivazione fisiologica e nel ricollegarlo a un evento. Ciononostante questi due aspetti, per quanto necessari non sono sufficienti.
È necessario un altro elemento, la valutazione cognitiva, ovvero un processo di classificazione dell’esperienza emotiva attraverso un processo elaborativo superiore, il ragionamento e l’attribuzione causale. L’emozione è quindi l’atto finale di un processo di interpretazione dello stato dell’organismo e del contesto esterno con cui interagisce, processo integrato e in parte controllato. L’evento negativo, lo stressor e i problemi vengono percepiti dall’individuo che li analizza attraverso un procedimento di “valutazione cognitiva” importantissimo per comprendere il livello di stress che andrà a compromettere il funzionamento della persona.
Esistono, comunque, anche difficoltà ed eventi avversi la cui entità esula il filtro cognitivo, come spesso capita durante gli imprevisti alla guida: in questi frangenti il tempo a nostra disposizione è tanto ridotto che il nostro sistema nervoso bypassa le elaborazioni di natura corticale avviando risposte fisiologiche, muscolo-scheletriche e comportamentali che sfuggono al nostro controllo. Queste contingenze, che nella vita quotidiana contemporanea sono diventate estremamente sporadiche, hanno in ogni caso tratti che le avvicinano alle esperienze che richiedono un’elaborazione cognitiva.
Difatti, in ambedue i processi (“automatico” ed “elaborato”) entra in gioco un articolato dispositivo, frutto di una filogenesi antica, fondamentale per comprendere il concetto di stress. Trattasi di un programma primitivo volto ad attivare l’organismo prima che l’elaborazione corticale (quella “alta”) fornisca un’interpretazione più dettagliata: la reazione “di lotta o di fuga”. Questa reazione viene prodotta dal sistema nervoso autonomo e dagli ormoni del sistema endocrino: il sistema nervoso autonomo produce l’attivazione entro pochi secondi, stimolando organi e muscoli, mentre il sistema endocrino immette nel circolo sanguigno epinefrina, cortisolo e altri ormoni dello stress. L’azione di questi ultimi è fondamentale, in quanto gli effetti fisiologici da essi prodotti sono simili a quelli prodotti dal sistema nervoso, ma hanno una durata maggiore tanto da permettere di mantenere attivato l’organismo anche per un periodo di tempo notevolmente lungo. L’organismo è così istantaneamente preparato a fuggire o a lottare.
Tra le conseguenze a livello organismico è riscontrabile l’istantaneo aumento degli zuccheri nel sangue attraverso un processo chiamato gliconeogenesi, per rendere immediatamente disponibili all’organismo i substrati energetici necessari per compiere sforzi di grande intensità. Contemporaneamente il cuore accelera per rifornire i muscoli di ossigeno e prepararli all’azione, la ventilazione diventa più frequente e il tono muscolare si innalza, il sangue si allontana dalla cute e dagli organi interni per rifornire di ulteriore sangue le fibre muscolari, la pressione del sangue aumenta e avviene una diminuzione del tempo di coagulazione del sangue (per ridurre le perdite ematiche in caso di ferite).
Tale processo, sviluppatosi, incrementatosi e perpetuatosi attraverso intere ere e generazioni, continua a essere attivo nella vita di tutti i giorni, per quanto le occasioni in cui esso tenda ad innescarsi ai fini della sopravvivenza, siano sempre più rare nella società contemporanea. Proprio per questo motivo, si è assistito a un’inversione di funzionalità di tale meccanismo, che doveva inizialmente tutelare la sopravvivenza, ma che ha finito con il trasformarsi in una matrice di patologie legate allo stress. Sono cambiate le fonti di minaccia: non ci sono più pericoli concreti, fisici o materiali, ma minacce molto più astratte e immateriali, come l’insuccesso sul lavoro, gli ingorghi nel traffico, i cattivi rapporti tra colleghi, le difficoltà economiche, le crisi di coppia e la vita in un contesto urbano poco rassicurante. In migliaia di anni il nostro pianeta è cambiato radicalmente e allo stato attuale viviamo in un contesto sociale denso di regole, prescrizioni e proibizioni. È facilmente intuibile come i sopracitati stressors possano presentarsi per periodi di tempo sufficientemente lunghi ed attivare le reazioni appena descritte che non trovano un’istantanea risoluzione cronicizzando il circuito dello stress. Secondo alcune teorie sulle malattie da stress, sarebbe per l’appunto l’inibizione prolungata dell’azione a favorire la comparsa di patologie come ulcera e ipertensione: infatti l’inibizione comporta la secrezione ininterrotta di ormoni come la noradrenalina, che favoriscono l’ipertensione attraverso la compressione arteriosa cronica e il cortisolo, che abbassa le difese immunitarie (Trabucchi, 2009).

BIBLIOGRAFIA

Resisto dunque sono (Trabucchi, 2009).
Psicologia generale. La scienza della mente e del pensiero (Passer, Holt, Bremner, Sutherland, Vliek, Smith, 2013)
Psicoterapia autogena a orientamento analitico e interpretazione psicofisiologica (Masi, Galli, 2013).
TBA: terapia bionomico-autogena. Fondamenti, principi, tecniche e applicazioni (Brancaleone, 2010)
Psicologia Contemporanea, n°269. Mantenere l’equilibrio sulla corsa tesa: gestire lo stress. (Nardone, Milanese, Milanese).