Intorno al 1920 il medico americano Edmund Jacobson, in seguito ad accurate indagini di laboratorio e attraverso numerose rilevazioni miografiche del tono muscolare, tramite sistemi a basso voltaggio, riuscì a stabilire alcune connessioni tra l’eccessiva tensione muscolare e disturbi somatici e psichici. Le sue scoperte furono alla base dello sviluppo dell’approccio psicosomatico. Jacobson riscontrò che lo sforzo muscolare era caratterizzato da una riduzione della lunghezza delle fibre della muscolatura striata, mentre la relativa distensione era accompagnata da una diminuzione dell’attività del sistema nervoso centrale. Motivo per cui fu giustamente indotto a pensare che il rilassamento muscolare potesse essere all’origine del trattamento dei disturbi psicosomatici. Il medico americano aprì così la sua opera del 1952, You must relax: “sono ormai molti anni che la vita ad alta tensione è divenuta abitudine quotidiana; […] il ritmo dell’esistenza si è accelerato e contemporaneamente la caccia alle occasioni e lo spirito agonistico hanno invaso non solo il mondo degli affari, ma anche le relazioni sociali, professionali ed educative. Di conseguenza ogni individuo dei nostri tempi è costretto a un dispendio di energia nervosa che pochi decenni or sono non si sarebbe nemmeno immaginato”.
Il principio alla base del suo metodo era semplice: le facoltà mentali che permettono di stabilire un contatto tra psiche e corpo, e che agiscono inconsapevolmente nelle condizioni di stress psico-fisico, possono essere allenate a cogliere le discriminazioni tra stato di tensione e stato di rilassamento. Motivo per cui l’applicazione della tecnica si svolge attraverso la costante alternanza tra contrazione e rilascio di gruppi muscolari presi singolarmente, fino alla totale ed estesa distensione. Sono state sviluppate diverse forme relative all’esecuzione tecnica: tra esse prediligo quella che principia dalla parte superiore del corpo, maggiormente soggetta all’impiego nella vita quotidiana. Si parte dalle mani, continuando con gli avambracci, i bicipiti e tricipiti brachiali, le spalle, la nuca, il capo e il viso (attraverso direttive solo verbalizzate e lasciate all’esecuzione del paziente). Si prosegue con il bacino, le gambe e il piede. In ognuno di questi distretti somatici la contrazione deve seguire determinate direzioni verso l’alto, il basso, verso sinistra e verso destra. L’operatore deve opporre forza progressiva alla contrazione per permettere alla persona di prendere contatto in modo sempre più intenso con il proprio schema corporeo.