Una particolare tecnica di rilassamento che si pone a metà strada tra il training autogeno di Schultz, basato sulla concentrazione passiva e la staticità, e il rilassamento progressivo di Jacobson, improntato sulla partecipazione attiva del soggetto, è il metodo Wintrebert. Esso consiste in continue oscillazioni degli arti partendo dalla mano e arrivando a interessare le varie aree somatiche. Questo approccio, come il rilassamento progressivo è un metodo periferico globale capace di produrre abbattimenti degli stati tensionali. Anche in questo caso l’intervento attivo dell’operatore è fondamentale per favorire, allo stesso tempo, il crescendo passivo della persona assistita. I movimenti sono semplici e constano di alzate e ricadute, oscillazioni, bilanciamenti e circonduzioni delle mani, degli avambracci e degli arti superiori, passando poi agli arti inferiori. Il metodo nacque dalla valutazione delle difficoltà di poter esercitare protocolli terapeutici come il training autogeno con soggetti in tenera età. In particolar modo nei bambini, nelle fasi iniziali della loro fanciullezza, la loro attività si manifesta principalmente sotto forma di azione e movimento rendendo difficile la staticità e la passività che caratterizzano il metodo di Schultz. Oltre a questo i bambini dimostravano di non padroneggiare cognitivamente il concetto di “corpo”, se non come insieme disgiunto delle varie aree somatiche, evidenziando altresì difficoltà nello sviluppo del proprio “schema corporeo”. Wintrebert notò anche che nel bambino, a fronte del suo sviluppo “acerbo”, vi era da una parte l’incapacità di esaminare le sensazioni provenienti dal proprio corpo in assenza di dinamicità e, dall’altra, la difficoltà di elaborazione sul piano verbale. La stessa tecnica non è, però, da intendersi esclusivamente a impiego nelle età infantili e preadolescenziali. In queste fasce d’età può trovare più facilmente collocazione per le sopracitate motivazioni, ma essa, per la sua possibilità di stabilire un diretto contatto tra terapeuta e paziente, può essere applicata anche su soggetti ad età più avanzate. Essa, anzi, in individui soggetti a forti e prolungati stress psicofisici, può essere considerata una tecnica elettiva per la progressiva riacquisizione del proprio schema corporeo, in visione di un più profondo intervento attraverso l’impiego del training autogeno.